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Sfidiamo la natura e la bufera: saliamo sulla vetta di serra delle ciavole nord a 2130 mt

Drin drin

io – Hey ciao Edmondo , dimmi

Edo – Giuseeee, cosa fai domani?

Io – Ho da fare un po’ a casa, il giardino, la siepe, le pulizie… perché?

Edo – Io e due amici andiamo su serra delle ciavole, vuoi venire?

Io – ……

Io – Ok, a che ora domani?

E così ci ritroviamo io, Edmondo , e due suoi amici du nome Francesco nella stessa auto, direzione Madonna del Pollino (Rifugio pino loricato).

Scendiamo dalla macchina e sbam! Il morale cade come una pera marcia.

Dei nuvoloni minacciosi, un meteo che da mite si è trasformato in gelido e soprattutto il vento. Ma non il vento… la bufera! Qualcuno molto ottimisticamente dice – Dai ragà, dopo migliorerà…(Come se il vento fosse un amico che ci fa uno scherzo).

Ok, facciamo finta di crederci, anche perché ormai siamo qui, tanto vale almeno provarci! E così indossati gli zaini, ci avviamo verso quella che invece si rivelerà essere una splendida escursione.

IL SENTIERO

Prendiamo subito il sentiero dietro al rifugio e subito entriamo nel bosco, qui il vento ci dà un po’ di tregua. Ci sono solo alcune chiazze di neve, ma riusciamo a tenere un bel passo. E così passiamo da Piano Porcaro e in men che non si dica siamo a Fosso Jannace.

Attraversiamo il ponticello in legno, ma prima scattiamo qualche foto al torrente, che oggi è veramente bello pieno.

Da qui tramite il sentiero IPV4 proseguiamo per i Piani di Jannace per poi arrivare alla bellissima sorgente Pitt’ Accurc’. Intanto però la neve adesso è abbondante. Fortunatamente però si rivela essere bella compatta e quindi non indossiamo le ciaspole (io neanche me le ero portate…). Piccola pausa spuntino per poi ripartire.

Il vento si fa sempre più violento, ma allo stesso tempo però ha portato via i nuvoloni, lasciandoci un cielo bello limpido.

L’ATTACCO ALLA VETTA COMINCIA!

Proseguiamo un po’ alla “cazzum”, complice anche la tantissima neve e dal sentiero 931B , zigzagando, ci ritroviamo alla grande porta del pollino e subito dopo a due passi da Zi Peppe.

Zi Peppe era il nome di un pino loricato che era considerato il simbolo del Parco Nazionale del Pollino. Era un albero monumentale, alto 22 metri e vecchio di oltre 1000 anni, che aveva una forma di gigante bonsai. Era situato nella grande porta del Pollino, tra il monte serra delle ciavole e il monte serra di Crispo. Purtroppo, la notte tra il 19 e il 20 ottobre 1993, qualcuno gli diede fuoco con la benzina, distruggendolo.

La piana del Pollino oggi sembra un grande foglio bianco, non ci sono altre impronte, solo qualche grosso sasso che affiora dalla neve.

Intanto ci godiamo lo spettacolo dei pini loricati e del giardino degli dei.

I pini loricati sono degli alberi millenari che crescono solo nel Parco Nazionale del Pollino e nei Balcani. Sono dei sopravvissuti dell’era glaciale che resistono a climi estremi e a temperature anche di -20 gradi. Hanno una crescita molto lenta ma raggiungono dimensioni imponenti e una vita che si misura in secoli. 

Il giardino degli dei è il nome di un bosco di pini loricati che si trova a circa 2000 metri di quota, tra il monte serra delle ciavole e il monte serra di Crispo. È un luogo incantevole, dove si possono ammirare una trentina di pini giganteschi che sembrano scolpiti dal vento e dal tempo

Ma adesso il vento è qualcosa da far paura, si fa fatica a restare in piedi, solo il dover fare delle foto diventa un problema, si rischia che il cellulare voli via!

Così per arrivare prima ci buttiamo in un mezzo canalino, l’idea è di proseguire sulla cresta, dove la neve è meno presente, proprio perché spazzata via dal vento.

SU PER LA CRESTA…

Un breve tratto, ma abbastanza ripido, ma con attenzione riusciamo ad arrivare in cresta. Siamo a soli 400 mt dalla vetta nord di serra delle ciavole, la cima da 2130 mt.

Serra delle ciavole è una delle principali vette del massiccio del Pollino, alta 2130 metri. È una montagna di natura carsica, caratterizzata da una cresta rocciosa in cui si innalzano meravigliosi pini loricati.

Il nome serra delle ciavole deriva dalla taccola, un uccello corvide che nel vernacolo locale è detto ciavola. La taccola è un uccello intelligente e opportunista, che si nutre di semi, frutti, insetti e piccoli vertebrati. 

Per prudenza evitiamo di camminare vicino al bordo della cresta, il vento, o meglio la bufera ormai ha raggiunto raffiche che ogni tanto richiedono di inginocchiarsi per non essere buttati a terra.

Ma alla fine, contro ogni aspettativa, riusciamo ad arrivare all’omino di pietra! Ci stringiamo la mano, ci facciamo i complimenti uno con l’altro e ci godiamo un po’ il paesaggio. Nonostante il fortissimo vento, il paesaggio che ci regala la giornata è qualcosa di sublime.

Da serra delle ciavole si può godere di un paesaggio mozzafiato, che abbraccia l’intero Golfo di Taranto, la Basilicata, il Cilento, il Golfo di Policastro e la Calabria. Si possono ammirare le altre cime del Pollino, come il Serra Dolcedorme, il Serra del Prete, il Monte Pollino e la Serra di Crispo. Si possono anche vedere i piani del Pollino, ricoperti di neve in inverno e di pascoli in estate, dove si trovano i massi erratici portati dai ghiacciai preistorici.

DOPO TANTA BELLEZZA PERÒ È ORA DI SCENDERE. Ci ributtiamo in un mezzo canalino, tanto è tutto ricoperto di neve e possiamo andare ovunque! Ai Piani di Pollino, un enorme sasso ci dà un piccolo riparo per un altro spuntino.

Ecco il testo rivisto:

Da qui riprendiamo lo stesso sentiero a ritroso con passo svelto.
Adesso però la neve sembra più “molliccia”, a causa delle temperature in rialzo. Ma anche avendo le ciaspole, preferiamo proseguire senza.


E via di nuovo nel bosco, si ripassa il ponticello, uno sguardo alle gole di Jannace e poi ci fiondiamo al rifugio Pino Loricato.
Che dire, una bellissima escursione, un’avventura con tre baldi giovani e un mezzo vecchietto (io).


LA CILIEGINA SULLA TORTA


Per finire in bellezza la giornata poi ci regala un’altra gradita sorpresa.
In un bar a San Severino Lucano, ci imbattiamo in Giorgio Braschi!

Sì, lui, il papà del Pollino, il pioniere, lo scrittore di vari libri (Sui sentieri del Pollino, chi non lo conosce?).
Ci parla di altri sentieri che stanno realizzando, di gole, di monasteri, di cose che solo loro conoscono.
E quando lo fa, lo fa in un modo che ti cattura, ti fa venire voglia di alzarti e andare a vedere di persona cosa sta descrivendo!


Ma adesso è davvero ora di far ritorno…


Giornata stupenda, rifaccio i complimenti agli amici con la promessa di rifare altre vette in gruppo.